PARCO ABRUZZO: CONFORTANTI DATI SU POPOLAZIONE CAMOSCIO 

 

Ambiente Abruzzo - PARCO ABRUZZO: CONFORTANTI DATI SU POPOLAZIONE CAMOSCIO

 

(ASIpress) - Civitella Alfedena (L'Aquila) 22 dic. 2016 - "Molte delle attivita' di ricerca e monitoraggio condotte dal Servizio Scientifico del PNALM si sono concentrate, anche nel 2016, sul Camoscio appenninico, una sottospecie del camoscio dei pirenei che all'inizio del 1900 era presente esclusivamente in Camosciara, con un nucleo di circa una trentina di individui. Da allora il camoscio appenninico di strada ne ha fatta molta!". Ad affermarlo e' l'ente Parco nazionale d'Abruzzo, Lazo e Molise ricordando che "Negli anni '90 il Parco realizzo' la colonizzazione del camoscio, grazie alla traslocazione di alcuni individui, negli allora nascenti Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e della Majella e nel 2000 nei Monti Sibillini. In questi ultimi anni, il Parco ha passato il testimone alle altre aree protette che, grazie al progetto Life Coornata, premiato nel 2016 dalla Commissione Europea come uno dei migliori progetti Life, hanno lavorato per il consolidamento della colonia dei Sibillini e la creazione di quella del Sirente Velino". Oggi si contano in tutto l'Appennino dicono dal Parco: "5 colonie per un totale stimato di oltre 2000 camosci". Bisogna ad onor di cronaca raccontare cosa e' successo in un momento "infausto" per il territorio italiano. In alcune fasi di cattura dalla Camosciara (Civitella Alfedena), per il ripopolamento di alcune aree protette italiane, sono morti diversi camosci sembra "per una patologia polmonare". Intanto questi camosci catturati morivano o nelle gabbie o durante il trasporto in elicottero (del Corpo forestale dello Stato). Tanto che il Comune di Civitella Alfedena ebbe a prendere posizione "netta" con l'ente Parco chiedendo formalmente "l'interruzione delle catture". Dal Parco spiegano nel comunicato di oggi che: "La conservazione del camoscio appenninico e' stata una sfida importante per le aree protette senza le quali oggi non avremmo questi risultati. E' comunque necessario continuare a lavorare su questa specie, sia dal punto di vista gestionale che conservazionistico, ponendo particolare attenzione alla gestione del bestiame pascolante in quota, all'afflusso turistico e al randagismo canino. La sfida del Parco nei prossimi anni sara' il consolidamento de i nuclei delle Mainarde molisane e laziali". Sinceramente non riesco a comprendere chi "dovrebbe pascolare" in situazione di antagonismo sulle quote ove vive il camoscio, oppure pensare che cani randagi possano spingersi sino a oltre 1500 metri di quota per avere delle prede che manco piu' lupi vi sono a "minacciarne" la specie. Pero' se lo dice il Parco siamo tutti convinti, almeno penso. (Stefano Cristofani) (ASIpress) Crs - Ambiente Abruzzo - cod.31911 (22/12/2016 16:21:05) Stampa notizia